nuove foto di Shanghai su
http://www.flickr.com/photos/ludusc/
A causa di limiti di spazio alcune foto del viaggio da hong kong a shanghai e quelle di londra e hong kong non sono più visualizzabili.
Se qualcuno volesse vederle può chiermele direttamente.
Ave
domenica 15 aprile 2007
Seconda missiva
Chi tra voi é un fan di Corrado Guzzanti e soci sicuramente ricorderà quei magnifici spot intitolati "La Casa delle Libertà", in cui i protagonisti si comportavano fra le quattro mura domestiche in modo quantomeno insolito e dimentico del bon ton. Durante questa prima settimana di lunghi vagabondaggi sempre più spesso al nostro è sembrato che il famoso slogan di quegli spot potesse, con una piccola modifica, diventare il motto dei cinesi sulle strade: "é la strada delle libertà, facciamo un pò come c...o ci pare!". A prescindere dal mezzo usato, sia esso un suv, una bici, un carretto alato o i sempre affidabili piedi, sembra infatti che le strade siano considerate come una superficie neutra, senza particolari regole, versi di percorrenza, quasi come un grande prato su cui stendere la propria tovaglia, estrarre il cestino con i viveri e godersi un salutare picnic. Quest'atmosfera arcadica/tropicale vede poi la presenza di un'altra istituzione locale, le foreste di cavi elettrici. Infinite traiettorie, grovigli e figure intrattengono turisti e non, per la gioia di grandi e piccini.
Lasciando momentaneamente la grande città, torniamo all'isola felice e polverosa (ci sono grandi lavori in corso per il centenario della Tongji, il 20 maggio venturo) del campus. Eravamo rimasti al primo incontro con il prof.Lou, che si è rivelato piuttosto soddisfacente, in quanto si è rivelato profondo conoscitore delle tematiche che Ludovico tratterà (expo 2010 ed immagine della città).Gli è stato cortesemente fornito un primo utile testo, un numero monografico della rivista "Ideal Space", pubblicata dalla Tongji, dedicato esclusivamente all'expo.Il giorno seguente i baldi giovini hanno attraversato Nanjing road, piacevole arteria pedonale e commerciale di chiara impronta occidentale, con destinazione Piazza del Popolo, cuore della città, dove fra gli altri numerosi edifici pubblici si trova lo Shanghai Urban Planning Exhibition Center: pezzo forte dell'esibizione un gigantesco plastico della città futura, impressionante per dimensione e qualità del dettaglio. Penso che, tenendo conto delle differenze dovute alla diversa epoca storica, in qualche modo l'immane trasformazione urbana di Shanghai abbia diverse affinità con quella operata dal barone Haussmann a Parigi nel XIX sec. Anche qui,in particolare allo Shanghai Urban Planning Exhibition Center, si possono cogliere la stessa determinazione, volontà e consapevolezza di ciò che si sta facendo e di cosa si vuole ottenere (Haussmann:"Paris est pour ses habitants un grand marché de consommation, un immense chantier de travail, une arène d'ambitions, ou seulement un rendez-vous de plaisirs. Ce n'est pas leur pays...", o ancora Julius Meyer, sempre riguardo la Parigi del XIX sec.:"Questa pompa ha qualcosa di opprimente, come pure la fretta incessante con cui si effettua la trasformazione della città, impedendo a chiunque, nativo o straniero che sia, di riprendere fiato e sensi (...) La fretta febbrile, che comprime in un decennio l'attività di secoli, toglie il respiro"). Ecco quindi i cinque motti della trasformazione di Pudong, ovvero luce, eleganza, crescita, velocità, gente, o la dichiarazione d'intenti per l'Expo ("Migliorare l'immagine della città di Shanghai e trasformarla in una metropoli internazionale con civiltà e grazia"), o il tema stesso dell'Expo ("La città migliora la vita"). Forse a volte il come questo avviene non gode della stessa lucidità, chiarezza e coerenza delle altre fasi della trasformazione. Il paragone con Parigi diventa poi eclatante quando ci si imbatte in un plastico che allude chiaramente alle famose sezioni dei nuovi boulevards in cui erano messe in luce le innovazioni tecniche applicate, dalle fognature ai sistemi di trasporto. Si trova uno spaccato di un'ipotetica strada di Shanghai, nel cui ventre un gruppo di tubi fluorescenti di diverso diametro rappresenta la metropolitana e la razionalizzazione del sistema delle forniture, compreso l'interramento dei famosi grovigli di cavi elettrici cui accennavo prima. Molto significativo è poi una sorta di tavolo in cui sono presenti i modelli delle tipologie abitative del passato, del presente e del futuro, quasi a voler testimoniare e celebrare il passaggio del testimone.
Lungo il percorso verso la Terra Promessa (un piatto di spaghetti fumanti a casa della provvidenziale Sabina) il nostro ha poi attraversato un isolato di lilong, densi quartieri residenziali costruiti negli anni Venti dagli occidentali ed ora abitati da famiglie cinesi. Le porte di accesso a questi isolati introducono verso ritmi e stili di vita diametralmente opposti a quelli della città dei grattacieli e degli ampi viali, tutto si concentra e mescola, dalle dimensioni fisiche, agli odori, alle attività umane. Percorrendo i vetusti lilong (i densi quartieri popolari costruiti dagli occidentali nel secolo scorso) e l'antico insediamento cinese torna alla mente il lamento di Baudelaire ("La vieux Paris n'est plus. La forme d'une ville change plus vite, hélas! que le coeur d'un mortel.") per l'antica e misteriosa Parigi che andava scomparendo sotto l'implacabile azione del prefetto della Senna.Le italiche sirene culinarie hanno poi permesso a Ludovico di godere di un punto di osservazione della città opposto a quello dei lilong, trovandosi a banchettare agli ultimi piani di un'alta torre residenziale. La situazione dall'alto appare ancora più chiara, e suonano di grande attualità le parole di Behne a riguardo delle Mietkasernen berlinesi: "Il casermone (ma lo stesso vale per le torri nelle gated communities,ndr) rappresenta l'ultimo castello feudale, che deve la sua esistenza e la sua forma alla lotta brutale ed egoistica fra i singoli proprietari terrieri per il possesso del suolo, il quale nel corso del conflitto concorrenziale è stato frantumato e diviso in piccoli pezzetti. Così non c'è da meravigliarsi se vediamo riapparire persino la forma del vecchio castello - nel cortile circondato da mura. I proprietari, l'uno contro l'altro si separano, ed è proprio questa una delle ragioni per cui alla fine un casuale residuo dell'intero resta d'avanzo".
Molto soddisfatto del lauto pranzo, il nostro ha poi attraversato un altro quartiere cinese piuttosto vivace, prima di giungere a Qipu Lu (lu significa strada,ndr), lunga via contornata da numerosi centri commerciali, frequentati prettamente da cinesi. All'interno dei centri la situazione è surreale, sembra di essere in una versione commerciale della famosa Biblioteca di Babele del racconto di Borges: qui alle "gallerie esagonali, con vasti pozzi di ventilazione nel mezzo, orlati di basse ringhiere" si sostituiscono piccoli negozi di abbigliamento, occupati sempre da due o tre commesse con chiome quasi sempre fluenti, colorate e bizzarre e da un immane quantità di vestiti. Questi spazi sembra si ripetano all'infinito in ogni direzione, e trovare l'uscita non è impresa facile. Pochi passi ed ecco ricomparire gli ormai consueti densi quartieri, ora composti non più da eleganti edifici coloniali ma da modesti edifici a due-tre piani: le condizioni di vita non sono delle migliori, ognuno qui sogna di abitare in un appartamento con moderni standards, ma balza subito agli occhi la ricca e concitata rete di relazioni sociali. La dimensione pubblica di ogni attività quotidiana ricorda molto quella dei paesi del Mediterraneo (Dupassage:"Dans tout les pays méridionaux, où la conception populaire de la rue veut que les extérieurs des maisons paraissent plus "habités" que leurs intérieurs, cette exposition de la vie privée des habitants confère à leurs demeures une valeur de lieu secret qui aiguise la curiosité des étrangers. L'impression est la meme dans les foires: tout y est si abondamment exposé à la rue que ce qui n'y est pas prende la force d'un mystère"), anche se qui forse tutto è spinto ancora più all'estremo, dagli odori al frastuono.
La giornata seguente ha visto le italiche schiere, guidate dalla rediviva Duan, recarsi in quel di Xintiandi, meta prediletta da turisti ed occidentali, riuscita e un pò "leccata" operazione di conservazione di alcune delle più eleganti zone di lilong della città. Qui è presente anche l'edificio in cui nel 1921 si tenne la prima riunione del Partito Comunista, oltre che a numerosi ristoranti, caffè e locali notturni alla moda. Mette un pò di malinconia pensare che probabilmente fra pochi decenni la memoria degli antichi e affascinanti lilong sarà affidata quasi solo a questi edifici imbalsamati. L'ardita spedizione, elmetto sempre ben calcato sulla fronte, ha poi proseguito verso la zona del primo antico insediamento cinese, dove probabilmente le condizioni di vita nel corso dei secoli non sono poi cambiate di molto. La strada è sotto il controllo totale di pedoni e ciclisti, un intricato coacervo di teli stesi in strada e carretti fa da spazio espositivo e di vendita per le più disparate merci, dalle fragole a turgidi vibratori (non quelli per il cemento,ndr), alcuni si dilettano nel dialogo con i piccioni sui tetti, i più vociano estenuati a squarciagola. L'impavida condottiera, accortasi che le pallide truppe necessitavano di rifocillarsi, dopo averle ricondotte nel più anestetizzato parco giochi con pagode per turisti e non, ha individuato una buona sorta di rosticceria, ove servivano svariati intingoli e zuppe che a dir la verità poco hanno soddisfatto le temutissime fauci di Ludovico, che infatti con fare bellicoso si è poi avventato su un saporito spiedino ovino.
Giunto il giovedi, le truppe avevano piantato le tende nello studio, quando il simpatico professor Yin invita tutti per un pranzo tipico al di fuori dell'isola felice e polverosa: le pietanze sono decisamente più consistenti e saporite di quelle del giorno precedente, e i dolci riservano sorprese: una sorta di strudel con carne di maiale affumicata e delle sfere di consistenza gommosa di pasta di riso verde (colore dato da una pianta non identificabile) con all'interno una composta di qualche frutto, che il nostro presume di aver identificato nella carruba. Al che nel pomeriggio, mentre Ludovico boccheggia in seguito al pranzo abbondante e cerca di digitare con un certo ordine apparentemente sensato una discreta quantità di parole, arriva Maurizio, ricercatore della VIU (fra le altre cose), che stremato dagli impegni della giornata viene dapprima introdotto ai misteri e alle meraviglie dell'isola felice, dopodichè, unitosi alle italiche truppe, si reca presso un elegante ristorante balinese nei pressi di Piazza del Popolo, sedendo all'allegra tavolata di giovini occidentali (ovviamente ormai non serve più sottolineare come l'invito sia giunto dalla Vulcanica). Parte di questi si spostano poi al bar Laris, uno dei locali più alla moda della città, in cui anche tende e bicchieri sembra siano di marmo. Qui la serata procede allegramente, allietata in particolar modo da un'apprezzatissima e numerosa rappresentanza di bellezze provenienti dai cinque continenti. Unica nota negativa: avvistato ed ingerito uno dei peggiori cocktail della storia, di cui sarà meglio per le generazioni future dimenticare anche il nome.Qui lo scriba vi lascia...
Lasciando momentaneamente la grande città, torniamo all'isola felice e polverosa (ci sono grandi lavori in corso per il centenario della Tongji, il 20 maggio venturo) del campus. Eravamo rimasti al primo incontro con il prof.Lou, che si è rivelato piuttosto soddisfacente, in quanto si è rivelato profondo conoscitore delle tematiche che Ludovico tratterà (expo 2010 ed immagine della città).Gli è stato cortesemente fornito un primo utile testo, un numero monografico della rivista "Ideal Space", pubblicata dalla Tongji, dedicato esclusivamente all'expo.Il giorno seguente i baldi giovini hanno attraversato Nanjing road, piacevole arteria pedonale e commerciale di chiara impronta occidentale, con destinazione Piazza del Popolo, cuore della città, dove fra gli altri numerosi edifici pubblici si trova lo Shanghai Urban Planning Exhibition Center: pezzo forte dell'esibizione un gigantesco plastico della città futura, impressionante per dimensione e qualità del dettaglio. Penso che, tenendo conto delle differenze dovute alla diversa epoca storica, in qualche modo l'immane trasformazione urbana di Shanghai abbia diverse affinità con quella operata dal barone Haussmann a Parigi nel XIX sec. Anche qui,in particolare allo Shanghai Urban Planning Exhibition Center, si possono cogliere la stessa determinazione, volontà e consapevolezza di ciò che si sta facendo e di cosa si vuole ottenere (Haussmann:"Paris est pour ses habitants un grand marché de consommation, un immense chantier de travail, une arène d'ambitions, ou seulement un rendez-vous de plaisirs. Ce n'est pas leur pays...", o ancora Julius Meyer, sempre riguardo la Parigi del XIX sec.:"Questa pompa ha qualcosa di opprimente, come pure la fretta incessante con cui si effettua la trasformazione della città, impedendo a chiunque, nativo o straniero che sia, di riprendere fiato e sensi (...) La fretta febbrile, che comprime in un decennio l'attività di secoli, toglie il respiro"). Ecco quindi i cinque motti della trasformazione di Pudong, ovvero luce, eleganza, crescita, velocità, gente, o la dichiarazione d'intenti per l'Expo ("Migliorare l'immagine della città di Shanghai e trasformarla in una metropoli internazionale con civiltà e grazia"), o il tema stesso dell'Expo ("La città migliora la vita"). Forse a volte il come questo avviene non gode della stessa lucidità, chiarezza e coerenza delle altre fasi della trasformazione. Il paragone con Parigi diventa poi eclatante quando ci si imbatte in un plastico che allude chiaramente alle famose sezioni dei nuovi boulevards in cui erano messe in luce le innovazioni tecniche applicate, dalle fognature ai sistemi di trasporto. Si trova uno spaccato di un'ipotetica strada di Shanghai, nel cui ventre un gruppo di tubi fluorescenti di diverso diametro rappresenta la metropolitana e la razionalizzazione del sistema delle forniture, compreso l'interramento dei famosi grovigli di cavi elettrici cui accennavo prima. Molto significativo è poi una sorta di tavolo in cui sono presenti i modelli delle tipologie abitative del passato, del presente e del futuro, quasi a voler testimoniare e celebrare il passaggio del testimone.
Lungo il percorso verso la Terra Promessa (un piatto di spaghetti fumanti a casa della provvidenziale Sabina) il nostro ha poi attraversato un isolato di lilong, densi quartieri residenziali costruiti negli anni Venti dagli occidentali ed ora abitati da famiglie cinesi. Le porte di accesso a questi isolati introducono verso ritmi e stili di vita diametralmente opposti a quelli della città dei grattacieli e degli ampi viali, tutto si concentra e mescola, dalle dimensioni fisiche, agli odori, alle attività umane. Percorrendo i vetusti lilong (i densi quartieri popolari costruiti dagli occidentali nel secolo scorso) e l'antico insediamento cinese torna alla mente il lamento di Baudelaire ("La vieux Paris n'est plus. La forme d'une ville change plus vite, hélas! que le coeur d'un mortel.") per l'antica e misteriosa Parigi che andava scomparendo sotto l'implacabile azione del prefetto della Senna.Le italiche sirene culinarie hanno poi permesso a Ludovico di godere di un punto di osservazione della città opposto a quello dei lilong, trovandosi a banchettare agli ultimi piani di un'alta torre residenziale. La situazione dall'alto appare ancora più chiara, e suonano di grande attualità le parole di Behne a riguardo delle Mietkasernen berlinesi: "Il casermone (ma lo stesso vale per le torri nelle gated communities,ndr) rappresenta l'ultimo castello feudale, che deve la sua esistenza e la sua forma alla lotta brutale ed egoistica fra i singoli proprietari terrieri per il possesso del suolo, il quale nel corso del conflitto concorrenziale è stato frantumato e diviso in piccoli pezzetti. Così non c'è da meravigliarsi se vediamo riapparire persino la forma del vecchio castello - nel cortile circondato da mura. I proprietari, l'uno contro l'altro si separano, ed è proprio questa una delle ragioni per cui alla fine un casuale residuo dell'intero resta d'avanzo".
Molto soddisfatto del lauto pranzo, il nostro ha poi attraversato un altro quartiere cinese piuttosto vivace, prima di giungere a Qipu Lu (lu significa strada,ndr), lunga via contornata da numerosi centri commerciali, frequentati prettamente da cinesi. All'interno dei centri la situazione è surreale, sembra di essere in una versione commerciale della famosa Biblioteca di Babele del racconto di Borges: qui alle "gallerie esagonali, con vasti pozzi di ventilazione nel mezzo, orlati di basse ringhiere" si sostituiscono piccoli negozi di abbigliamento, occupati sempre da due o tre commesse con chiome quasi sempre fluenti, colorate e bizzarre e da un immane quantità di vestiti. Questi spazi sembra si ripetano all'infinito in ogni direzione, e trovare l'uscita non è impresa facile. Pochi passi ed ecco ricomparire gli ormai consueti densi quartieri, ora composti non più da eleganti edifici coloniali ma da modesti edifici a due-tre piani: le condizioni di vita non sono delle migliori, ognuno qui sogna di abitare in un appartamento con moderni standards, ma balza subito agli occhi la ricca e concitata rete di relazioni sociali. La dimensione pubblica di ogni attività quotidiana ricorda molto quella dei paesi del Mediterraneo (Dupassage:"Dans tout les pays méridionaux, où la conception populaire de la rue veut que les extérieurs des maisons paraissent plus "habités" que leurs intérieurs, cette exposition de la vie privée des habitants confère à leurs demeures une valeur de lieu secret qui aiguise la curiosité des étrangers. L'impression est la meme dans les foires: tout y est si abondamment exposé à la rue que ce qui n'y est pas prende la force d'un mystère"), anche se qui forse tutto è spinto ancora più all'estremo, dagli odori al frastuono.
La giornata seguente ha visto le italiche schiere, guidate dalla rediviva Duan, recarsi in quel di Xintiandi, meta prediletta da turisti ed occidentali, riuscita e un pò "leccata" operazione di conservazione di alcune delle più eleganti zone di lilong della città. Qui è presente anche l'edificio in cui nel 1921 si tenne la prima riunione del Partito Comunista, oltre che a numerosi ristoranti, caffè e locali notturni alla moda. Mette un pò di malinconia pensare che probabilmente fra pochi decenni la memoria degli antichi e affascinanti lilong sarà affidata quasi solo a questi edifici imbalsamati. L'ardita spedizione, elmetto sempre ben calcato sulla fronte, ha poi proseguito verso la zona del primo antico insediamento cinese, dove probabilmente le condizioni di vita nel corso dei secoli non sono poi cambiate di molto. La strada è sotto il controllo totale di pedoni e ciclisti, un intricato coacervo di teli stesi in strada e carretti fa da spazio espositivo e di vendita per le più disparate merci, dalle fragole a turgidi vibratori (non quelli per il cemento,ndr), alcuni si dilettano nel dialogo con i piccioni sui tetti, i più vociano estenuati a squarciagola. L'impavida condottiera, accortasi che le pallide truppe necessitavano di rifocillarsi, dopo averle ricondotte nel più anestetizzato parco giochi con pagode per turisti e non, ha individuato una buona sorta di rosticceria, ove servivano svariati intingoli e zuppe che a dir la verità poco hanno soddisfatto le temutissime fauci di Ludovico, che infatti con fare bellicoso si è poi avventato su un saporito spiedino ovino.
Giunto il giovedi, le truppe avevano piantato le tende nello studio, quando il simpatico professor Yin invita tutti per un pranzo tipico al di fuori dell'isola felice e polverosa: le pietanze sono decisamente più consistenti e saporite di quelle del giorno precedente, e i dolci riservano sorprese: una sorta di strudel con carne di maiale affumicata e delle sfere di consistenza gommosa di pasta di riso verde (colore dato da una pianta non identificabile) con all'interno una composta di qualche frutto, che il nostro presume di aver identificato nella carruba. Al che nel pomeriggio, mentre Ludovico boccheggia in seguito al pranzo abbondante e cerca di digitare con un certo ordine apparentemente sensato una discreta quantità di parole, arriva Maurizio, ricercatore della VIU (fra le altre cose), che stremato dagli impegni della giornata viene dapprima introdotto ai misteri e alle meraviglie dell'isola felice, dopodichè, unitosi alle italiche truppe, si reca presso un elegante ristorante balinese nei pressi di Piazza del Popolo, sedendo all'allegra tavolata di giovini occidentali (ovviamente ormai non serve più sottolineare come l'invito sia giunto dalla Vulcanica). Parte di questi si spostano poi al bar Laris, uno dei locali più alla moda della città, in cui anche tende e bicchieri sembra siano di marmo. Qui la serata procede allegramente, allietata in particolar modo da un'apprezzatissima e numerosa rappresentanza di bellezze provenienti dai cinque continenti. Unica nota negativa: avvistato ed ingerito uno dei peggiori cocktail della storia, di cui sarà meglio per le generazioni future dimenticare anche il nome.Qui lo scriba vi lascia...
mercoledì 4 aprile 2007
Il fornaio del canton (o di Canton?)
Ordunque,
ecco il link per le foto:
http://www.flickr.com/photos/ludusc/
Questa è la prima infornata, a breve altre numerose e sfiziose, sono or ora in forno.
Il prossimo post lo sto impastando, pazientate...
ecco il link per le foto:
http://www.flickr.com/photos/ludusc/
Questa è la prima infornata, a breve altre numerose e sfiziose, sono or ora in forno.
Il prossimo post lo sto impastando, pazientate...
lunedì 2 aprile 2007
Prima missiva da Shanghai
Riassunto degli antefatti:
il nostro (tale Ludovico Centis, aka il redattore di codesto blog), dopo una proficua sosta in quel di Londra, dove al V&A museum ha potuto particolarmente apprezzare i calchi in scala 1:1 di numerosi nostri italici gloriosi monumenti, tra cui la sempreverde colonna traiana sita in Roma, e la mostra dedicata alla cantante aussie Kylie Minogue (notevoli i post it fucsia a forma di cuoricino su cui lasciare le proprie impressioni sulla mostra), si è imbarcato da Gatwick verso Hong Kong,giungendovi il 27 marzo A.D. 2007, ore locali 15.40.Temperatura al suolo 30°, umidita 99,6% circa, nebbia tipica dell pianura rodigina.Il nostro si è quindi recato tramite apposito pulmino all'ostello dove ha alloggiato per due giorni, situato in cima ad una collina nell'isola di Hong Kong.
Gran vista panoramica verso Kowloon e le altre isole dell'arcipelago. Camere accettabili, turbina spara aria condizionata direzionata direttamente verso i dormienti alquanto malefica. Da segnalare anche il primo e indimenticabile approccio con la guida spensierata degli impavidi autisti locali, in particolare lungo l'angusto e tortuoso sentiero/strada che porta dalla città verso l'arcadica collina.Durante la giornata successiva il nostro ha passato la mattinata nella galleria di Wallace, architetto di Hong Kong conosciuto in precedenza fra la pampa e il Rio della Plata. Lungo ed interessante colloquio (o meglio, sorta di intervista) riguardo le sue opinioni sulla attuale situazione urbana e sui possibili sviluppi futuri della Cina e delle sue aree metropolitane. In seguito il nostro si è dedicato a girovagare per la città, in particolare a Kowloon e nel denso
tessuto storico della città di Hong Kong, rivelatasi decisamente affascinante. La serata ha visto poi Ludovico ed un suo concittadino (Luigi) che lavora in città da alcuni anni godere di un'ottima ed abbondante cena in un ristorante balinese, spostandosi poi nei locali dell'affollato centro storico, cuore della vita notturna di Hong Kong, in palese subbuglio per l'imminente inizio di uno dei più grandi eventi dell'Asia intera, ovvero il Rugby Sevens.
Tralasciando gli sviluppi della serata, passiamo ora alla giornata seguente, quando il nostro ha ben pensato di dirigersi a Shanghai in treno, 25 ore di viaggio in vagone letto da sei posti, condiviso con la caratteristica famiglia Meng da Shanghai, accanita consumatrice di cibi liofilizzati ringalluzziti da abbondante acqua bollente (a quanto pare ogni cinese ne porta sempre una scorta con sè) e giocatrice di carte, in particolare di un gioco autoctono fatto con le nostre carte da poker dalle regole imperscrutabili ad occhio italico.Il motivo principale per cui Ludovico si è sorbito 25 ore di treno è per avere l'opportunità di osservare più da vicino (per quanto un viaggio in treno lo permetta ovviamente...) l'eterogeneo panorama e paesaggio cinese, cosa che un più comodo viaggio in aereo avrebbe impedito. Creduto probabilmente un pazzo o una spia occidentale dai divertiti compagni di viaggio cinesi, il nostro ha passato lunghe ore al finestrino, scattando innumerevoli foto (oltre 500 per quanto mi ricordi, anche il più solerte giapponese a Venezia probabilmente ne avrebbe scattate meno) ed osservando i diversi e spesso stridenti aspetti della Cina contemporanea, dove risaie e campi arati ancora con i bufali si alternano ad immensi insediamenti industriali, moderni grattacieli sono seguiti da grappoli di case rattrappite, ampie autostrade sono percorse da moto scalcagnate tanto quanto la leggendaria Poderosa del Che, frammenti di ricchezza sembrano atterrati in un mondo ancora alle soglie dei moderni e opulenti stili di vita.Verso le quattro di pomeriggio del 30 marzo il nostro è giunto alla stazione dei treni di Shanghai, dove lo sveglio Roger Meng ha indottrinato il potenziale pollastro italiano su quali taxi rigorosamente modello Volkswagen Santana fosse meglio prendere (i verdi, bianchi, gialli e azzurri sì, i rossi ed i blu meglio di no, e chi ha orecchie per intendere intenda). Ludovico ancor oggi scruta con fare circospetto la strada in cerca del taxi dal colore giusto,sarà
superstizione o creduloneria, ma non si sa mai.
Giunto alle porte del Campus dell'università Tongji, il nostro è stato accolto dalla graziosa Duan, che dopo rapido tour del campus ha portato il nostro alla reception del palazzo che lo ospiterà per tre mesi. Lì Ludovico ha espletato le usuali prassi di registrazaione, ottenendo la tessera per la sempre-ricca-di-lezioni-di-vita mensa (probabilmente a breve verrà postato un apposito paragrafo, ora non chiedete troppo al già provato redattore), ed ha incontrato Manuela, la ragazza sarda che come lui svolgerà qui una ricerca per tre mesi e imparerà molto dalla mensa.Entrambi i nostri dispongono di dignitosa camera singola con bagno, al piano 11 e 12 dell'edificio dedicato agli studenti stranieri. Fra gli ultimi numerosa la rappresentanza dei nepalesi, che come tutti sapranno ultimamente non ne possono più del loro re ed a breve avranno un referendum per decidere che fare di lui.Notati poi fra i vari: teutonici e francesi copiosi, bulgare, zambiani, giapponesi, indiani, spagnoli e chi più ne ha più ne metta. Prima serata passata presenziando ad un simpatico party informale con beveraggi forniti dalla comunità nepalese. Giornata seguente (sabato) passata con un'inaspettata e preziosa
guida, Wang, che esibisce una discreta padronanza dell'italiano, imparato in soli due mesi in quel di Pechino.Onestamente il primo impatto con la città è stato un pò deludente: innumerevoli ammassi di torri di scadente qualità, quartieri per turisti ricostruiti di recente in presunto stile tradizionale, aria a dir poco irrespirabile (il campus in questo è un 'isola felice). Di questa prima escursione salvo decisamente solo due cose: un antico tempio taoista nel cuore della città, ricolmo di statue in ceramica dei protettori (ce n'è uno per ogni anno cinese in cui si è
nati, ho trovato anche il mio, anche se il migliore rimane quello con le orecchie da coniglio), e il Bund, altezzosa ma elegante parata costruita sul lungofiume dalle compagnie occidentali presenti a Shanghai nella prima metà del Novecento. Incerta la prima impressione riguardo la nota enorme trasformazione urbana di Pudong: pur rimanendo stupiti dalla velocità e volontà con la quale un'area così ampia è stata costruita, l'impressione purtroppo resta quella di un'occasione persa in termini di qualità degli edifici realizzati. A prescindere dalla notissima Pearl tower (a quanto pare nei paesi dell'Est la torre con sfera ha sempre attratto gli architetti, vedi Mosca e Berlino), solo il Jinmao Building realizzato da SOM e la torre di Kohn, Pedersen
e Fox in via di costruzione sono grattacieli con un'evidente e apprezzabile qualità.Il tour giornaliero si è concluso nella Piazza del Popolo, impressionante per la sua dimensione e magniloquenza, ancora di scarso livello gli edifici ad essa prospicienti (escluso il teatro recentemente realizzato).
La serata di sabato ha però consentito di rivalutare decisamente alcuni aspetti della città: un lungo viaggio in taxi verso la ex concessione francese, destinazione un ottimo ristorante giapponese, ci ha permesso di cogliere il grande fascino notturno di Shanghai: la città cambia repentinamente pelle, da mediocre ammasso di calcestruzzo diventa una scintillante metropoli, attraversata da enormi tangenziali che amplificano l'esperienza dello stupefatto
novellino italiano (probabilmente anche la velocità degna di un kamikaze del tassista ha aiutato...).La serata, che ha visto come mattatrice la vulcanica Sabina, si è svolta poi fra una lauta cena alla presenza di una multietnica compagnia al ristorante giapponese, un piacevolissimo viaggio in sidecar (sidecarro usando un linguaggio autarchico) dal ristorante ad un appartamento in un'altra zona della città, dove si stava svolgendo un'affollatissima festa di compleanno di un italiano, e la discoteca Attica, situata nei piani alti di un palazzo sul Bund, con
magnifica terrazza con vista mozzafiato su Pudong e discreta musica house, frequentata in larga parte da occidentali.Domenica pantofolaia. Consuete lezioni di vita alla mensa ed ottime letture la sera (Benjamin per gli interessati).La giornata di oggi (lunedì) ci ha visto alle prese con il primo bucato presso le autoctone lavatrici, l'odissea per richiedere l'adsl in camera e la
ispirata(...) stesura di questo testo. Tutto questo nell'attesa dell'imminente incontro che ci attende con il professor Lou alle 17 ora locale.
Le foto giungeranno a breve...
Ludusc
il nostro (tale Ludovico Centis, aka il redattore di codesto blog), dopo una proficua sosta in quel di Londra, dove al V&A museum ha potuto particolarmente apprezzare i calchi in scala 1:1 di numerosi nostri italici gloriosi monumenti, tra cui la sempreverde colonna traiana sita in Roma, e la mostra dedicata alla cantante aussie Kylie Minogue (notevoli i post it fucsia a forma di cuoricino su cui lasciare le proprie impressioni sulla mostra), si è imbarcato da Gatwick verso Hong Kong,giungendovi il 27 marzo A.D. 2007, ore locali 15.40.Temperatura al suolo 30°, umidita 99,6% circa, nebbia tipica dell pianura rodigina.Il nostro si è quindi recato tramite apposito pulmino all'ostello dove ha alloggiato per due giorni, situato in cima ad una collina nell'isola di Hong Kong.
Gran vista panoramica verso Kowloon e le altre isole dell'arcipelago. Camere accettabili, turbina spara aria condizionata direzionata direttamente verso i dormienti alquanto malefica. Da segnalare anche il primo e indimenticabile approccio con la guida spensierata degli impavidi autisti locali, in particolare lungo l'angusto e tortuoso sentiero/strada che porta dalla città verso l'arcadica collina.Durante la giornata successiva il nostro ha passato la mattinata nella galleria di Wallace, architetto di Hong Kong conosciuto in precedenza fra la pampa e il Rio della Plata. Lungo ed interessante colloquio (o meglio, sorta di intervista) riguardo le sue opinioni sulla attuale situazione urbana e sui possibili sviluppi futuri della Cina e delle sue aree metropolitane. In seguito il nostro si è dedicato a girovagare per la città, in particolare a Kowloon e nel denso
tessuto storico della città di Hong Kong, rivelatasi decisamente affascinante. La serata ha visto poi Ludovico ed un suo concittadino (Luigi) che lavora in città da alcuni anni godere di un'ottima ed abbondante cena in un ristorante balinese, spostandosi poi nei locali dell'affollato centro storico, cuore della vita notturna di Hong Kong, in palese subbuglio per l'imminente inizio di uno dei più grandi eventi dell'Asia intera, ovvero il Rugby Sevens.
Tralasciando gli sviluppi della serata, passiamo ora alla giornata seguente, quando il nostro ha ben pensato di dirigersi a Shanghai in treno, 25 ore di viaggio in vagone letto da sei posti, condiviso con la caratteristica famiglia Meng da Shanghai, accanita consumatrice di cibi liofilizzati ringalluzziti da abbondante acqua bollente (a quanto pare ogni cinese ne porta sempre una scorta con sè) e giocatrice di carte, in particolare di un gioco autoctono fatto con le nostre carte da poker dalle regole imperscrutabili ad occhio italico.Il motivo principale per cui Ludovico si è sorbito 25 ore di treno è per avere l'opportunità di osservare più da vicino (per quanto un viaggio in treno lo permetta ovviamente...) l'eterogeneo panorama e paesaggio cinese, cosa che un più comodo viaggio in aereo avrebbe impedito. Creduto probabilmente un pazzo o una spia occidentale dai divertiti compagni di viaggio cinesi, il nostro ha passato lunghe ore al finestrino, scattando innumerevoli foto (oltre 500 per quanto mi ricordi, anche il più solerte giapponese a Venezia probabilmente ne avrebbe scattate meno) ed osservando i diversi e spesso stridenti aspetti della Cina contemporanea, dove risaie e campi arati ancora con i bufali si alternano ad immensi insediamenti industriali, moderni grattacieli sono seguiti da grappoli di case rattrappite, ampie autostrade sono percorse da moto scalcagnate tanto quanto la leggendaria Poderosa del Che, frammenti di ricchezza sembrano atterrati in un mondo ancora alle soglie dei moderni e opulenti stili di vita.Verso le quattro di pomeriggio del 30 marzo il nostro è giunto alla stazione dei treni di Shanghai, dove lo sveglio Roger Meng ha indottrinato il potenziale pollastro italiano su quali taxi rigorosamente modello Volkswagen Santana fosse meglio prendere (i verdi, bianchi, gialli e azzurri sì, i rossi ed i blu meglio di no, e chi ha orecchie per intendere intenda). Ludovico ancor oggi scruta con fare circospetto la strada in cerca del taxi dal colore giusto,sarà
superstizione o creduloneria, ma non si sa mai.
Giunto alle porte del Campus dell'università Tongji, il nostro è stato accolto dalla graziosa Duan, che dopo rapido tour del campus ha portato il nostro alla reception del palazzo che lo ospiterà per tre mesi. Lì Ludovico ha espletato le usuali prassi di registrazaione, ottenendo la tessera per la sempre-ricca-di-lezioni-di-vita mensa (probabilmente a breve verrà postato un apposito paragrafo, ora non chiedete troppo al già provato redattore), ed ha incontrato Manuela, la ragazza sarda che come lui svolgerà qui una ricerca per tre mesi e imparerà molto dalla mensa.Entrambi i nostri dispongono di dignitosa camera singola con bagno, al piano 11 e 12 dell'edificio dedicato agli studenti stranieri. Fra gli ultimi numerosa la rappresentanza dei nepalesi, che come tutti sapranno ultimamente non ne possono più del loro re ed a breve avranno un referendum per decidere che fare di lui.Notati poi fra i vari: teutonici e francesi copiosi, bulgare, zambiani, giapponesi, indiani, spagnoli e chi più ne ha più ne metta. Prima serata passata presenziando ad un simpatico party informale con beveraggi forniti dalla comunità nepalese. Giornata seguente (sabato) passata con un'inaspettata e preziosa
guida, Wang, che esibisce una discreta padronanza dell'italiano, imparato in soli due mesi in quel di Pechino.Onestamente il primo impatto con la città è stato un pò deludente: innumerevoli ammassi di torri di scadente qualità, quartieri per turisti ricostruiti di recente in presunto stile tradizionale, aria a dir poco irrespirabile (il campus in questo è un 'isola felice). Di questa prima escursione salvo decisamente solo due cose: un antico tempio taoista nel cuore della città, ricolmo di statue in ceramica dei protettori (ce n'è uno per ogni anno cinese in cui si è
nati, ho trovato anche il mio, anche se il migliore rimane quello con le orecchie da coniglio), e il Bund, altezzosa ma elegante parata costruita sul lungofiume dalle compagnie occidentali presenti a Shanghai nella prima metà del Novecento. Incerta la prima impressione riguardo la nota enorme trasformazione urbana di Pudong: pur rimanendo stupiti dalla velocità e volontà con la quale un'area così ampia è stata costruita, l'impressione purtroppo resta quella di un'occasione persa in termini di qualità degli edifici realizzati. A prescindere dalla notissima Pearl tower (a quanto pare nei paesi dell'Est la torre con sfera ha sempre attratto gli architetti, vedi Mosca e Berlino), solo il Jinmao Building realizzato da SOM e la torre di Kohn, Pedersen
e Fox in via di costruzione sono grattacieli con un'evidente e apprezzabile qualità.Il tour giornaliero si è concluso nella Piazza del Popolo, impressionante per la sua dimensione e magniloquenza, ancora di scarso livello gli edifici ad essa prospicienti (escluso il teatro recentemente realizzato).
La serata di sabato ha però consentito di rivalutare decisamente alcuni aspetti della città: un lungo viaggio in taxi verso la ex concessione francese, destinazione un ottimo ristorante giapponese, ci ha permesso di cogliere il grande fascino notturno di Shanghai: la città cambia repentinamente pelle, da mediocre ammasso di calcestruzzo diventa una scintillante metropoli, attraversata da enormi tangenziali che amplificano l'esperienza dello stupefatto
novellino italiano (probabilmente anche la velocità degna di un kamikaze del tassista ha aiutato...).La serata, che ha visto come mattatrice la vulcanica Sabina, si è svolta poi fra una lauta cena alla presenza di una multietnica compagnia al ristorante giapponese, un piacevolissimo viaggio in sidecar (sidecarro usando un linguaggio autarchico) dal ristorante ad un appartamento in un'altra zona della città, dove si stava svolgendo un'affollatissima festa di compleanno di un italiano, e la discoteca Attica, situata nei piani alti di un palazzo sul Bund, con
magnifica terrazza con vista mozzafiato su Pudong e discreta musica house, frequentata in larga parte da occidentali.Domenica pantofolaia. Consuete lezioni di vita alla mensa ed ottime letture la sera (Benjamin per gli interessati).La giornata di oggi (lunedì) ci ha visto alle prese con il primo bucato presso le autoctone lavatrici, l'odissea per richiedere l'adsl in camera e la
ispirata(...) stesura di questo testo. Tutto questo nell'attesa dell'imminente incontro che ci attende con il professor Lou alle 17 ora locale.
Le foto giungeranno a breve...
Ludusc
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